Canino incluso · Ortodonzia casi complessi · Omnia
Dott. Roberto Rinaldi
Specialista in Ortognatodonzia nei bambini e adulti
C’è un dente da latte che non cade. O una panoramica di controllo in cui il dentista si ferma un attimo più del solito su un punto preciso dell’arcata. O, più tardi, un adulto che ha ancora un dentino da latte al posto del canino — piccolo, a punta, diverso dagli altri — senza che nessuno gli abbia mai spiegato che il vero canino, sotto, è ancora lì, incluso.
In tutti e tre i casi il problema ha lo stesso nome: canino incluso. Un dente che, per motivi diversi, non riesce a raggiungere la sua posizione corretta sull’arcata e resta “intrappolato” dentro le ossa della bocca.
Quello che quasi nessun genitore — e nessun paziente adulto — sa, è che la complessità del trattamento non dipende solo da quando il problema viene scoperto, ma anche da come è messo il canino. Alcuni canini inclusi hanno un’inclinazione favorevole e restano bloccati solo per una causa semplice, come la mancanza di spazio: liberata la strada, spesso riescono a spuntare da soli, magari un po’ più in alto del normale — il classico canino “a draculino”. Altri, invece, si trovano in posizioni molto lontane dalla loro naturale via di eruzione, o con inclinazioni molto sfavorevoli: in questi casi il trattamento può diventare estremamente complesso a qualsiasi età.
A parità di posizione, però, resta vero un altro fattore decisivo: lo stesso identico canino, individuato a 7 anni o scoperto a 35, richiede percorsi completamente diversi, con probabilità di successo molto diverse. È per questo che il canino incluso è, nella pratica clinica quotidiana, uno degli esempi più chiari di cosa intendiamo per “caso ortodontico complesso”.
Perché non lasciare lì il canino da latte
C’è una frase che sentiamo ripetere spesso, ed è il motivo per cui abbiamo voluto scrivere questo articolo: “Tanto il canino da latte non dà fastidio, lasciamolo lì.” È un pensiero comprensibile — quel dente non fa male, si vede poco, e in mezzo a mille altre cose da seguire sembra la preoccupazione più rimandabile. Ma è anche il pensiero che, più di ogni altro, trasforma un problema facile da risolvere in uno difficile.
Perché quel dente da latte, prima o poi, cade. E quando cade — a volte in piena età adulta, anche oltre i 30 anni — il canino permanente che doveva prendere il suo posto è ancora lì sotto, incluso, esattamente dove era rimasto da bambino. A quel punto le strade sono due, ed entrambe più pesanti di quanto sarebbe stato necessario: un lungo percorso con l’apparecchio per provare a recuperare il canino incluso, oppure l’estrazione del dente e un impianto al suo posto.
Se fosse mio figlio, non lo lascerei mai lì. Ed è esattamente per questo che il trattamento intercettivo — fatto nel momento giusto, quando il canino è ancora in formazione — non è un capriccio clinico: è la differenza tra risolvere o migliorare l’inclusione adesso, con un intervento minimo, e ritrovarsi anni dopo a dover scegliere tra un apparecchio molto più lungo o un impianto.
Cos’è davvero un canino incluso
Un canino incluso è un dente che non ce l’ha fatta a spuntare. È già formato, pronto, ma è rimasto chiuso sotto la gengiva e dentro l’osso: non ha trovato la strada per uscire.
Non va confuso con un dente semplicemente “in ritardo”, che prima o poi arriva da solo. Qui il dente è fermo, e da solo non si muove più. Succede più spesso di quanto si pensi: riguarda fino a 3 bambini su 100, con una frequenza più alta nelle femmine.
Il canino, tra tutti i denti, è quello che più facilmente resta bloccato così. Il motivo è semplice: è l’ultimo ad arrivare nella zona frontale della bocca, proprio quando lo spazio è già quasi tutto occupato dagli altri denti.
Perché un canino resta incluso
Le cause sono sia locali che generali, e conoscerle aiuta a capire perché alcuni bambini vanno seguiti con più attenzione di altri.
Cause locali (le più frequenti)
- mancanza di spazio sull’arcata, spesso legata a un palato più stretto del normale
- altri denti che si spostano in avanti e “rubano” lo spazio destinato al canino
- ostacoli fisici sul percorso di eruzione: cisti, piccoli tumori benigni, denti soprannumerari
- il dente da latte che non cade al momento giusto e blocca la strada
- in alcuni casi, l’estrazione troppo precoce del canino da latte, che fa perdere al canino permanente la propria guida naturale
Cause generali (meno frequenti, ma da conoscere)
- alterazioni della tiroide o di altri equilibri ormonali che modificano i tempi di maturazione dei denti
- alcune condizioni genetiche rare (come la disostosi cleidocranica o la sindrome di Down)
- una componente familiare/genetica, tuttora oggetto di studio
I segnali di un canino incluso a cui prestare attenzione
Da genitore, i campanelli d’allarme più comuni sono semplici da osservare, anche prima di una visita specialistica:
- il dente da latte non cade entro i tempi previsti, o resta al suo posto “da solo” mentre intorno gli altri denti da latte sono già caduti
- c’è uno spazio vuoto (diastema) dove dovrebbe spuntare il canino definitivo
- appoggiando un dito sulla gengiva, nella zona dove dovrebbe formarsi la “bozza” del canino in arrivo, non si sente nulla sotto la superficie
Nessuno di questi segnali, da solo, è una diagnosi. Ma è esattamente il motivo per cui una visita in tempo utile fa la differenza: individuare il sospetto a occhio è il primo passo, confermarlo con gli strumenti giusti è quello successivo.
Canino incluso: tre età, tre livelli di complessità
Qui arriva il punto che vogliamo spiegare con la massima chiarezza, perché è quello che davvero cambia l’esito di un trattamento: lo stesso canino incluso è un caso semplice, un caso impegnativo o un caso molto complesso, a seconda soltanto di quando viene affrontato.
6-9 anni: la finestra della prevenzione
A questa età il canino, nella maggior parte dei casi, non è ancora incluso: è solo “a rischio” di diventarlo. Ed è proprio questo il momento in cui si può fare di più con il minimo intervento.
Una semplice ortopantomografia di controllo, già intorno ai 9 anni, permette all’ortodontista di misurare con precisione la posizione e l’inclinazione del germe del canino rispetto agli altri denti, e di stimare concretamente il rischio che resti incluso in futuro.
Quando il rischio viene individuato in questa fase, il protocollo che seguiamo — in linea con gli studi di Kurol sull’intercettazione precoce dei canini a rischio — prevede due passaggi, da affrontare in sequenza:
- Espansione del palato. Nella maggior parte dei casi il canino resta “incastrato” perché manca spazio sull’arcata: allargare il mascellare superiore con un apparecchio dedicato è spesso sufficiente, da solo, a lasciare che il canino trovi la strada e si posizioni correttamente.
- Se l’espansione non basta, il passo successivo è l’estrazione del canino da latte e del primo molare da latte: tolti questi due “ostacoli”, i premolari accelerano la propria eruzione e si libera ulteriore spazio sull’arcata, aumentando in modo concreto le probabilità che il canino permanente si raddrizzi da solo.
Anche quando serve questo secondo passaggio, resta il livello di complessità più basso tra i tre: nessuna chirurgia di scopertura, nessuna trazione ortodontica attiva, solo accompagnamento della crescita.
Casi reali: canino incluso intercettato tra 6 e 9 anni
Un caso reale. In una nostra paziente in dentizione mista, la prima ortopantomografia aveva mostrato un rischio concreto di inclusione del canino superiore. Abbiamo seguito esattamente questi due passaggi: prima l’espansione del palato, poi — non essendo ancora sufficiente — l’estrazione del canino da latte e del primo molare da latte, per accelerare l’eruzione dei premolari e aprire ulteriore spazio. Il canino permanente ha completato da solo il proprio percorso di eruzione, senza bisogno di alcuna chirurgia né di trazione ortodontica attiva.
Un secondo esempio: in un altro bambino, la panoramica di controllo aveva mostrato il canino superiore di sinistra ormai incluso. In questo caso è bastato il secondo passaggio del protocollo — l’estrazione del suo canino da latte (il dente 63) — senza una preventiva espansione del palato: il canino permanente ha comunque trovato da solo la propria strada, senza alcuna chirurgia né trazione ortodontica attiva.
12-15 anni: l’inclusione conclamata, ma ancora in una finestra favorevole
Se il problema non è stato intercettato prima, a questa età il canino è ormai incluso a tutti gli effetti: non c’è più spazio per aspettare che spunti da solo. Ma a differenza dell’età adulta, qui il dente ha ancora buone probabilità di essere recuperato.
Il primo passaggio terapeutico, in questa fascia d’età, è quasi sempre lo stesso: recuperare lo spazio mancante sull’arcata, attraverso un’espansione del palato condotta con ancoraggi scheletrici — piccoli dispositivi ancorati all’osso che permettono un’espansione più efficace e controllata rispetto ai soli apparecchi dentali.
Recuperato lo spazio, una TC cone-beam (CBCT) permette di ricostruire la posizione del canino nelle tre dimensioni — non solo se è più vicino al palato o alla guancia, ma anche quanto è profondo e quanto è vicino alle radici dei denti vicini — e di capire in quale dei due scenari possibili ci si trova:
Lo scenario più fortunato, ma meno frequente: eruzione spontanea ancora possibile. Se la radice del canino non ha ancora completato la propria formazione, lo spazio recuperato può bastare da solo: il dente prosegue il proprio percorso di eruzione senza bisogno di alcun intervento chirurgico.
Lo scenario più frequente: la disinclusione chirurgico-ortodontica. Quando la radice è ormai formata, o il canino resta bloccato nonostante lo spazio recuperato, serve un intervento attivo in due fasi coordinate: una fase chirurgica, in cui il canino viene esposto e viene applicato un piccolo attacco ortodontico, e una fase di trazione ortodontica, spesso con ancoraggio dedicato, che accompagna il dente fino alla sua posizione corretta sull’arcata, fino al completamento dell’allineamento con l’apparecchio fisso.
Casi reali: canino incluso tra 12 e 15 anni
Scenario 1 — il più fortunato: eruzione spontanea. In un’altra nostra paziente, con un canino incluso la cui radice non aveva ancora completato la propria formazione, il recupero dello spazio sull’arcata è stato seguito soltanto da un apparecchio fisso con ganci di ancoraggio, usati per guidare il dente fino alla propria posizione corretta: nessuna chirurgia di scopertura è stata necessaria. Il risultato finale mostra il canino perfettamente integrato nell’arcata, con un’estetica del sorriso del tutto naturale.
Scenario 2 — il più frequente: disinclusione chirurgico-ortodontica. In un’altra nostra paziente, con la radice del canino ormai completamente formata, il recupero dello spazio non è stato sufficiente a farlo erompere da solo. La ricostruzione tridimensionale della CBCT ha mostrato con chiarezza la reale posizione del dente incluso, orientato in modo molto diverso da quello di un dente normale — un’informazione che una semplice panoramica non avrebbe potuto dare. Si è quindi proceduto con l’esposizione chirurgica del canino e l’applicazione di un attacco ortodontico, seguita da una fase di trazione attiva con catena elastica, fino a portare il dente nella sua posizione corretta sull’arcata.
Età adulta: la prognosi diventa incerta
Questo è il dato clinico che riteniamo più importante condividere apertamente, perché raramente viene spiegato con chiarezza: dopo i 20 anni, la percentuale di insuccesso della trazione del canino incluso aumenta in modo netto. Non gradualmente: in modo marcato. In questa fascia d’età la prognosi è semplicemente più incerta rispetto alle due precedenti, e lo diciamo con la stessa chiarezza fin dalla prima visita.
Il motivo principale è il rischio di anchilosi: con il passare degli anni aumenta la possibilità che il canino incluso sviluppi una saldatura diretta tra la propria radice e l’osso circostante. Un dente anchilosato non risponde più alla forza ortodontica, qualunque sia la tecnica usata — e questo cambia l’intero approccio terapeutico rispetto ai 12-15 anni.
Per questo, nell’adulto non si programma subito un lungo percorso di trazione: si tende ad approcciare da subito chirurgicamente il canino incluso, per verificare concretamente se il dente è ancora mobile. Solo se lo è, si procede con il completamento ortodontico, portandolo nella sua posizione corretta sull’arcata; se risulta anchilosato, nessuna trazione — per quanto ben condotta — può smuoverlo, e serve valutare altre strade. Anche la possibilità che il canino riprenda a muoversi da solo dopo la sola scopertura chirurgica resta incerta nell’adulto — intorno al 50% nei pazienti sopra i 30 anni — un motivo in più per non limitarsi ad aspettare.
Autotrapianto ed estrazione: quando si valutano
Quando nessuna di queste strade è percorribile, l’ultima opzione resta l’autotrapianto (lo spostamento chirurgico del dente stesso in posizione corretta): una tecnica da riservare ai casi in cui non ci sono alternative, perché il suo successo a lungo termine resta limitato. L’estrazione del canino, invece, è una scelta che riserviamo solo a situazioni molto precise — ectopia molto severa, segni di sofferenza dei denti vicini, o rifiuto informato del paziente verso ogni altra opzione terapeutica — mai come prima ipotesi.
Un caso reale di canino incluso in età adulta
Un caso reale. In una nostra paziente adulta, il canino incluso è stato approcciato subito chirurgicamente: l’esposizione ha permesso di verificare che il dente era ancora mobile, e si è quindi proceduto con il completamento del trattamento ortodontico fino al suo posizionamento corretto sull’arcata.
In sintesi, i tre scenari a confronto
| Età alla diagnosi | Cosa si osserva | Livello di complessità | Approccio tipico |
|---|---|---|---|
| 6-9 anni | Rischio di inclusione, canino ancora in crescita | Basso | Controllo radiografico, espansione del palato ed eventuale estrazione del canino e del primo molare da latte |
| 12-15 anni | Inclusione conclamata, ancora in finestra favorevole | Intermedio | Espansione con ancoraggi scheletrici, poi CBCT: eruzione spontanea o disinclusione chirurgico-ortodontica |
| Età adulta | Prognosi incerta, rischio di anchilosi | Alto | Chirurgia immediata per verificare la mobilità, poi completamento ortodontico; nei casi estremi autotrapianto |
Come decidiamo la strategia per ogni canino incluso
Non esiste un protocollo unico valido per tutti i canini inclusi, ed è qui che la competenza specifica fa davvero la differenza. La scelta tra una tecnica chirurgica “aperta” o “chiusa”, il tipo di ancoraggio usato per la trazione, il momento in cui coinvolgere il chirurgo orale: sono tutte decisioni che dipendono dai dati tridimensionali del singolo caso, non da uno schema standard.
Per questo, nei casi che lo richiedono, il percorso diagnostico e terapeutico viene costruito insieme tra ortodontista e chirurgo orale, con gli strumenti di imaging più adatti alla complessità reale del caso — non per abitudine, ma perché è quello che la letteratura scientifica più recente indica come corretto per ottenere il miglior risultato con il minor rischio per i denti vicini.
Perché parliamo di questo con questa attenzione
Mi occupo in modo esclusivo di ortognatodonzia dal 2011. Dal 2017 ho approfondito in modo specifico il tema degli ancoraggi scheletrici, con corsi di formazione in Italia e all’estero, e oggi sono relatore in corsi e congressi dedicati proprio a questo argomento. Sono inoltre il referente clinico a cui altri studi inviano i casi ortodontici più complessi da trattare — inclusi i canini inclusi che richiedono un approccio chirurgico-ortodontico combinato — e il referente del network di laboratori The Point per la programmazione digitale degli ancoraggi scheletrici.
È un’esperienza maturata esattamente sulla fascia di casi di cui parla questo articolo: quelli in cui il momento della diagnosi, più ancora della tecnica, decide l’esito del trattamento.
Il prossimo passo
Che tu stia osservando un dente da latte che non cade, un’ortopantomografia con un dubbio da chiarire, o un canino mancante da sempre di cui nessuno ti ha mai spiegato davvero il perché: prima lo valutiamo, più ampio è il ventaglio di soluzioni ancora disponibili.
Prenota una visita di valutazione
Omnia Centro Odontoiatrico · Via Emilia 1939, Santarcangelo di Romagna
Oppure scrivici: 333 1214243 · omnia.dentisti@gmail.com
Le fotografie dei casi clinici sono pubblicate con il consenso dei pazienti e delle famiglie, in forma anonima. Ogni caso è singolo: il risultato descritto riguarda quel paziente e non è prevedibile per altri, perché dipende dall’età, dalla posizione del dente incluso e da come risponde al trattamento.

